Chiedere il ‘Falco’ al ‘Falco’, ovvero come il Covid ha cambiato il Tennis

Chiedere il ‘Falco’ al ‘Falco’, ovvero come il Covid ha cambiato il Tennis

È in corso il ‘Mille’ di Miami e i campi da tennis (non parliamo delle tribune pochissimo frequentate se non deserte) sono molto più vuoti.Al fine di evitare – il maledetto Covid imperante – troppi contatti umani e possibili contagi, i due (o quattro, nel doppio) giocatori si affrontano alla sola presenza dell’arbitro di sedia e dei raccattapalle (questi ultimi, decisamente meno numerosi di prima).I giudici di linea – sembra impossibile – non ci sono più.Occorre quindi che, se un servizio è sbagliato o un colpo è out, una voce metallica intervenga ad attribuire inappellabilmente – visto che la innovativa tecnologia è impossibile per definizione che sbagli – il punto.Non è più quindi in uso perfino (era una novità non troppo datata e viene anch’essa spazzata via) il cosiddetto ‘Falco’, quella ripresa in primissimo piano del preciso impatto sul terreno da gioco del colpo che permetteva  di attribuire senza dubbi le palle contestate perché molto molto vicine alle righe.Praticamente, tutto il terreno di gioco è adesso monitorato e i verdetti della ‘macchina’ (o come diavolo bisogna chiamarla) inappellabili.Tutto ciò detto, resta – contro ogni logica – ai contendenti la possibilità di chiedere di vedere proprio col ‘Falco’ i punti sui quali nutrono dubbi.Possono, insomma, chiedere il ‘Falco’ del ‘Falco’ .Sapendo perfettamente che il sistema farà loro constatare che non si è sbagliato e pertanto senza che possano sperare di cambiare il verdetto.Ma è proprio qui, in questo particolare ambito, che il Tennis oramai tecnologico conserva una briciola di umana incoerenza.