Coppa America? Per carità. Io sto con Straulino!

Coppa America? Per carità. Io sto con Straulino!

Dobbiamo pensare che sia ancora una competizione per barche a vela la Coppa America oggi?
Per carità!
Tecnologicamente avanzatissime le ‘cose’ (come definirle?) coinvolte si sollevano mostrosuamente in aria lasciando nell’acqua una chela, letteralmente volando.
E se gli equipaggi – incredibilmente numerosi – azzeccano o sbagliano una sempre frenetica manovra, accade comunque in conseguenza della applicazione non di una tecnica velica ma di una fredda logica che nulla più ha di umano e che offende la memoria di grandi Italiani.
Prima di tutto, di Agostino Straulino da Lussinpiccolo.
Campione olimpionico, più volte mondiale ed europeo, capace di ‘sentire’ il vento e conseguentemente muovere il timone come gli era indispensabile fare essendo di vista debole a seguito di un incidente, debolezza contro la quale, esercitandosi a velare di notte, al buio, si era felicemente battuto, il Contrammiraglio Straulino ha dominato il mondo velico internazionale invero per decenni, per quanto in particolare nei Cinquanta.
E aveva il luogo di nascita ‘giusto’, la nobile Lussinpiccolo che dal 1947 – ahinoi – non era più nostra ma jugoslava.
E aveva il fisico ‘giusto’, da nobilissimo uomo di mare.
E aveva il carisma necessario.
E aveva infine quello strano cognome che lo rendeva unico, anche per questo, memorabile.
Straulino, dunque – il nostro oro di Helsinki – e non il dimenticabile e intercambiabile nominativo di infine ignoti esecutori all’evidenza incapaci di ogni e qualsiasi, naturalmente romantica, costantemente vincente, navigazione di acque a lui, tanto lo conoscevano e riconoscevano, mai ostili.
Chapeau, mille volte chapeau!