In morte di Giovanni Pierantozzi

In morte di Giovanni Pierantozzi

Altissimo Magistrato, arrivato ai massimi vertici nazionali percorrendo con ogni partecipe capacità una strada per altri impervia e per lui naturale, Giovanni Pierantozzi va ricordato per infiniti suoi deliziosi e coinvolgenti caratteri.In primo luogo, ovviamente – come ben sa chiunque l’abbia conosciuto – per la disinvolta ironia con la quale affrontava la vita e per la joie de vivre che era capace di trasmettere.Arrivò a Varese per un particolare caso.Studente liceale nella natia Genova (dove era compagno di banco di Paolo Villaggio con il quale rimase sempre in allegro contatto) aveva partecipato ad una gita scolastica che tra le mete comprendeva la Città Giardino.Quella di allora, di settant’anni fa, incredibilmente bella.Vinto il concorso per entrare in Magistratura, memore, chiese di essere assegnato tra noi.Noi che avemmo la capacità di accoglierlo come grandemente meritava: con  il rispetto dovuto all’ottimo Magistrato e l’affetto via via crescente che suscitava.Impossibile dimenticare la sua abilità sul campo da tennis (talmente appassionato da ricordare ogni qual volta la straordinaria occasione nella quale aveva potuto scendere sul prato del Centrale di Wimbledon) che lo aveva portato, in un torneo a Lugano, a battere nientemeno che Martin Mulligan, grande campione semi finalista e finalista di tornei Slam.Ho avuto il vero piacere di frequentare Giovanni da quando, fine decennio Sessanta e primo lustro Settanta, Direttore dell’Azienda di Soggiorno, tra l’altro amministravo proprio i campi da tennis collocati ancora oggi davanti all’Ippodromo.Negli ultimi anni, essendo come lui socio del Panathlon varesino e praticamente sempre – con Lorenzo Benzi inseparabile pluridecennale sodale – divertito commensale.“Ti ho voluto e ti voglio bene, Giovanni, e, ne sono certo, continueremo il nostro magnifico rapporto nell’altra vita.Mauro”