TSI (questi benedetti acronimi: Televisione della Svizzera Italiana) in Italia: una vecchia storia d’amore e quanta nostalgia

TSI (questi benedetti acronimi: Televisione della Svizzera Italiana) in Italia: una vecchia storia d’amore e quanta nostalgia

Testo raccolto da
Mauro della Porta Raffo
con il decisivo contributo di
Nico Tanzi.

C’era una volta una televisione che ha avuto in Italia, nei suoi momenti di massima diffusione, tanti spettatori quanti ne ha oggi il Festival di Sanremo.
C’era una volta una televisione che con le sue scelte ha portato l’Europa ad adottare il sistema PAL, mettendo fuori gioco il SECAM.
C’è – oggi – una televisione che molti vorrebbero, ma solo pochi possono, vedere. (Nonostante quel “Memorandum d’intesa” firmato, quindici anni fa, dall’allora ministro italiano delle telecomunicazioni.)
Negli anni Sessanta e Settanta, il monopolio RAI fu affiancato da una piccola emittente che riuscì a conquistare il pubblico italiano dalla Val d’Aosta a Napoli.
Era la TSI, la Televisione della Svizzera italiana, nata a Zurigo nel ’58 e trasferita a Lugano tre anni dopo.
A suscitare curiosità contribuiva lo stile informale, soprattutto nell’informazione, tutt’altro che ‘velinara’.
La tv italiana aveva lasciato sguarnita Milano.
E la TSI diventò la televisione milanese.
Per i meneghini era più agevole un salto oltrefrontiera, che incamminarsi faticosamente verso Roma (lontanissima, allora).
A Lugano arrivarono tutti.
Le firme del giornalismo: Piero Ottone e Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Giovanni Spadolini.
Gli scrittori, i poeti (Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo).
I cantanti – Gianni Morandi Adriano Celentano, Milva, Domenico Modugno, Carosone, Lucio Battisti, Memo Remigi, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Claudio Villa, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci – tanto assidui da trasformare la TSI nella vetrina più aggiornata.
Gli attori: Emma Gramatica, Totò, Alberto Lupo, Ave Ninchi.
Enrica Bonaccorti fu protagonista del primo nudo televisivo dell’area italofona.
Enzo Tortora, in esilio dopo il suo divorzio, prese casa a Lugano.
Corrado per anni tenne in contatto gli immigrati italiani e le famiglie al sud con “Un’ora per voi”, che conduceva con Mascia Cantoni, volto simbolo della tv svizzera.
C’erano Mike Bongiorno, Febo Conti, Gino Bramieri. Paolo Limiti ebbe per valletta una certa Mina Mazzini (il programma era ‘Il calderone’, nel 1970).
Certo, non era il ‘leggero’ lo specifico TSI.
Informazione anglosassone, documentari, dibattiti avevano ben altro spazio.
È nata in quegli anni l’immagine di serietà e affidabilità che ancora oggi connota la RSI presso il pubblico italiano.
Arrivò il 68.
Fu la rivoluzione.
Il 1° ottobre sullo schermo TSI un mazzo di fiori si accese di colori vivaci.
Erano colori PAL.
Grundig e Philips non si lasciarono sfuggire l’occasione: finanziarono, d’accordo con rivenditori e antennisti, una rete di ripetitori lungo lo stivale. Rudimentale, ma funzionava.
L’anno dopo la TSI, da Napoli a Bari, c’era.
Pubblico potenziale: quasi venti milioni di spettatori.
In pochi anni un numero incredibile di
persone acquistarono un tv color tedesco o olandese.
Il governo italiano, che oscillava tra il PAL e il transalpino SECAM, dovette optare per il sistema germanico.

Per un po’, con la RAI fu guerra fredda: certe sere la TSI sfiorava i dieci milioni (senza il doppiopetto ingessato d’obbligo a viale Mazzini la campagna sul divorzio, le elezioni, i grandi avvenimenti internazionali erano un’altra cosa).
Poi, nel ‘76, tutto finì.
La Corte costituzionale decretò la liberalizzazione delle frequenze.
E le tv private oscurarono la TSI.
Dopo il buio, dalla metà degli anni ’80 il primo canale TSI (nel frattempo affiancato da TSI 2, sportiva e visibile solo in Svizzera) tornò in parte della Lombardia e del Piemonte. Fino all’avvento del digitale terrestre, che nel 2006 tolse la TSI dagli schermi italiani.
Ritornò poi per alcuni anni (ma solo nelle zone di confine) grazie al numero crescente di utenti che si era attrezzato per riceverla con le nuove modalità, per poi sparire definitivamente con l’abbandono del DVB-T da parte della RSI.
Intanto Internet offre possibilità nuove di fruire dei programmi RSI attraverso il digitale, e in particolare il sito www.rsi.ch.