A proposito della cosiddetta ‘Dottrina Mitterrand

A proposito della cosiddetta ‘Dottrina Mitterrand

Mitterand e il terrorismo.
Il capo dello Stato vuol mettere fine alla polemica con Roma,
un articolo a firma
Bertrand Le Gendre pubblicato il 25 febbraio del 1985.

(Traduzione di Chiara Del Nero)

“La Francia non estraderà i terroristi italiani se non nella misura in cui sono colpevoli o complici di delitti di sangue”
È Francois Mitterrand a ripeterlo, venerdì 22 febbraio, a Parigi, in occasione della visita del presidente del Consiglio Italiano Bettino Craxi.
Dopo la polemica franco/italica, sia Craxi che Mitterand hanno fatto un passo l’uno verso l’altro affermando, il primo, che “l’impegno della Francia nella lotta contro il terrorismo è indiscutibile” e il secondo attribuendo soltanto alla politica interna italiana la polemica innescata ai danni della Francia .
“Ma rimane aperto un contenzioso sull’Europa giudiziaria”.

L’Europa delle Polizie progredisce lentamente ma l’Europa giudiziaria si fa attendere.
Roma accusa Parigi di proteggere alcuni “terroristi” non poi così pentiti come si vuol far credere e vorrebbe ottenere, come riuscì a Madrid a suo tempo, alcune estradizioni.
Diamo qualche numero: su circa 120 domande di estradizione inviate a Parigi, le risposte positive si possono contare sulle dita di una mano (Le Monde 9 febbraio ) .
Il diritto d’asilo è una polemica sulla quale la Francia, ancora una volta, si ritrova isolata.
Non ne vuole sapere di alleanze antiterroristiche alle quali si sono piegati alcuni suoi partner e costoro, per ritorsione, rifiutano le sue proposte.
Tale blocco, dannoso per le relazioni fra i Dieci, mette in pericolo la loro collaborazione politica e avvelena periodicamente i rapporti.
Come in una vecchia questione di famiglia, questa controversia, originariamente, non è poi in fondo così grave ma negli ultimi dieci anni parecchi incidenti l’hanno rinfocolata a tal punto che ormai pare non potersi trovare via d’uscita o una qualche soluzione.
L’errore della Francia è stato quello d’aver fatto balenare ai suoi partner, nel 1975, una forma di cooperazione giudiziaria alla quale poi non si è mai attenuta.
Il 22 marzo di quello stesso anno, a Obernai, nell’Alto Reno, Jean Lecanuet, a quel tempo Guardasigilli, aveva lanciato l’idea di una “Santa Alleanza Antiterroristica” durante un incontro dei ministri della giustizia dei ventuno Paesi membri del Consiglio d’Europa.
Ma questo progetto, appena abbozzato, fu già fallimentare.
Valery Giscard d’Estaing che aveva voluto personalmente creare l’Alleanza, non la immaginava estesa ai ventuno membri, troppo dissimili tra loro, ma soltanto ai Paesi membri della Comunità Europea.
Lecanuet aveva mal interpretato le consegne dell’Eliseo …
Un accordo tra i ventuno sarà comunque firmato a Strasburgo il 27 gennaio 1977, sotto forma di una convenzione “per la repressione del terrorismo” e dalla quale però, la Francia prese immediatamente le distanze.
Infatti questo testo, di cui il ministro degli Esteri Giulio Andreotti ha enumerato i vantaggi a Roland Dumas il 12 febbraio a Roma, sollevava già numerose riserve in Francia e soprattutto nella maggioranza di allora.
La stessa cosa è per l’Italia che poi, tutto sommato, non ha nemmeno sottoscritto l’accordo.
L’insistenza di Andeotti fa dunque il pari con la rigidità della posizione francese.
Il cambio di maggioranza del maggio 1981 non ha modificato nulla e il dialogo fra sordi continua senza un qualche esito prevedibile.
Cosa vi è dunque di così pernicioso in questa Convenzione che la Francia aveva voluta e subito rifiutata, firmata e mai ratificata?
Innanzitutto elimina il diritto d’asilo e in secondo luogo attenta alla sovranità degli Stati firmatari per i quali cresce il rischio di rappresaglie terroriste alle quali sono esposte.
La violazione al diritto di asilo è manifesta.
La convenzione nega a priori qualsivoglia giustificazione politica per determinati criminali e ciò determina la loro immediata estradizione.
La lista dei crimini individuati è lunga e include gli atti gravi contro i beni allorquando tali atti creino, secondo una formula molto vaga, “un pericolo collettivo per le persone”.
Se un Paese in cui un terrorista, vero o presunto, ha trovato rifugio si rifiuta di estradarlo, è quindi obbligato, in sostanza , a giudicarlo.
Perciò l’iniziativa lasciata agli Stati firmatari non è molto incoraggiante: rinunciare alla loro tradizione di asilo politico estradando o rischiare rappresaglie da parte dei gruppi ai quali appartengono i militanti da giudicare.
Non sarebbe cosi grave se la Francia avesse una vocazione di “esportatrice” di terroristi.
Ma , al contrario, ne ha una di “importatrice”: separatisti baschi spagnoli , brigatisti italiani, membri della Frazione armata rossa della Germania ovest…. ecc…

L’attacco al diritto d’asilo e il rischio di rappresaglie sono stati continuamente ricordati dalla Francia durante gli incontri dei ministri della giustizia europei e oggi con ancora maggior forza dopo il cambio della maggioranza.
Tra i maggiori critici della convenzione, prima del maggio del 1981, anche Michel Debré che ha sempre visto nell’estradizione automatica, un inammissbile rinuncia alla sovranità.
Anche il RPR ( Il Raggruppamento per la Repubblica (in francese: Rassemblement pour la République) era un partito politico francese di ispirazione neo-gollista.
Fondato nel 1976 come prosecutore dell’Unione dei Democratici per la Repubblica, nel 2002 è confluito nell’Unione per un Movimento Popolare.) resta, ad oggi , molto critico sul tema della convenzione di Strasburgo.
Uno dei suoi rappresentanti, Denis Baudouin, l’ha ripetuto il 14 febbraio durante un dibattito al Parlamento europeo, chiedendo una revisione di tale accordo e non la sua ratifica ma ciononostante il Parlamento medesimo ha votato una risoluzione per invitare i Dieci a ratificare “seduta stante e senza riserve” questa convenzione.
Eppure gli impedimenti sono tali che tale ratifica pare impossibile.
Questa convenzione non pare avere miglior sorte di quella di Dublino del 4 dicembre 1979, vano tentativo che incita i Paesi membri della Comunità a formalizzare, tra loro, l’accordo firmato dai Ventuno a Strasburgo.
Il valzer dell’esitazione della Francia alla fine degli anni 70, ha reso i suoi partners sospettosi.
Ma cosa vuole Parigi?
In un periodo precedente, Giscard d’Estaing aveva ipotizzato un altro progetto, quello cioè di uno ‘spazio giudiziario europeo’.
Un accordo di cooperazione penale più ampio della lotta stessa al terrorismo tra i Nove ( poi Dieci ), che però non vide mai la luce.
Il 19 giugno 1980 , durante una riunione ministeriale a Roma, i colleghi di Mourot, allora segretario di Stato per la Giustizia, gli fecero intendere che i suggerimenti della Francia sarebbero stati certamente accolti meglio se solo si fosse capito cosa diavolo volesse.
L’eredità storica che quindi Badinter – guardasigilli – ha sulle spalle, è pesante .
I partners della Francia, in seno al Consiglio d’Europa o alla Comunità, non sono così in opposizione ai principi ai quali Parigi tiene così tanto: rispetto del diritto d’asilo, rifiuto dell’alternativa “estradare o giudicare” ma, irritati dalle indecisioni francesi che durano da dieci anni, tengono il broncio, oggi, sulle proposte di Badinter. Costui ha suscitato un minimo interesse, dettato più che altro dall’educazione, quando il 25 ottobre 1982, in Lussemburgo, ha suggerito ai suoi colleghi la creazione di una Corte penale europea incaricata di giudicare, in caso di rifiuto all’estradizione, gli autori di attentati, e in modo più generico, i malfattori colpevoli di crimine organizzato.
Agli occhi della Francia, un simile tribunale internazionale eviterebbe le pressioni sugli Stati membri, risparmiando loro la decisione, come accade oggi (siamo nel 1985), di rimettere in libertà i militanti politici che gli Stati stessi si rifiutano di estradare.
L’altra idea, cara a Badinter, è quella di una convenzione di estradizione comune ai Dieci dato che attualmente (sempre 1985) la Francia è legata da una simile convenzione soltanto con alcuni dei suoi partner e, nel frattempo, alcuni di questi accordi sono diventati però inutilizzabili.
Ad esemplificazione citiamo l’accordo con l’Olanda che risale al 1895 e permette l’estradizione di stranieri che si siano resi colpevoli di aborto o bigamia ma non di traffico di droga …
Dopo il suo fallimento in Lussemburgo, Badinter non parla più del suo progetto per una Corte penale europea dato che gli ostacoli paiono insormontabili e anche se, confida, i “rapporti fra noi sono eccellenti” , c’e un nulla di fatto con i suoi colleghi europei durante gli incontri a Parigi o in altre capitali.
L’Europa giudiziaria è in difficoltà.
Tutto ciò non impedisce alla Francia di decidere, secondo il proprio intendimento, se estradare o meno gli stranieri che i suoi partner reclamano a gran voce, ieri la Spagna e oggi l’Italia (siamo sempre nel 1985!).
Ma, in ragione del suo passato atteggiamento, si ritrova accusata di compiacenza ad ogni nuova ondata terroristica; un’accusa difficile da controbattere nei momenti di tensione e che nuoce gravemente alla sua immagine all’estero.