Antichi ‘colori’ ospedalieri

Antichi ‘colori’ ospedalieri

Ricordo ricoveri ospedalieri durante i quali si aveva a che fare con Suore e Preti – con le loro impronte e i conseguenti ‘colori’ – più che con infermieri e medici.
Ricordo Suor Germana che governava il reparto nel quale ero ricoverato bambino come si trattasse di una del tutto organizzata, impeccabile caserma/convento.
Che, naturalmente autorevole, conduceva il primario e il seguito nel giro di visita mattutino.
Bellissima, nella veste bianca.
Il volto illuminato dal candido velo copricapo.
Alta, come conveniva.
Dominante, senza necessità alcuna di in qualsiasi modo doverlo chiedere.
E Padre Confessore che tutti i giorni arrivava, nelle corsie come nelle camere, a confortare, a parlare, a sollecitare non fosse quello il momento opportuno per aprirsi al cospetto di Dio.
E le particolari posizioni che il penitente, inginocchiato ma con il corpo eretto, sul letto, assumeva nel mentre, sottovoce per non farsi sentire, all’orecchio del desso, si assoggettava.
Ricordi comunque lontanissimi se è vero che già non più così fosse nel periodo – concomitante il Vaticano II – nel quale dalla giovinezza passai alla prima età adulta.
Aveva la Chiesa – non era quella per la struttura se non alla lontana una dimostrazione religiosa, bensì chiesastica – uomini e donne, volontà e capacità, per governare, come faceva in quasi tutti gli ambiti della società.
Avevano in specie le classi sociali più deboli – i contadini, gli operai, la borghesia minore e non solo – timorosa dimestichezza con una Religione che esigeva e otteneva devozione e partecipazione.
Religiosità.