Opelka e Isner: ‘fenomenali’

Opelka e Isner: ‘fenomenali’

Entrambi eliminati – da Europei e torneremo sul tema – al terzo turno al Roland Garros parigino (non è comunque la terra rossa il loro designato e desiato regno), Reilly Opelka e John Isner sono i primi due Americani in classifica ATP (Association of Tennis Professional).
Da lunedì 7 giugno, si collocheranno l’uno dopo l’altro al trentaduesimo e trentatreesimo rango.
È questo – guardando alla storia e alla, per carità, relativa pochezza della posizione acquisita – in primo luogo il segno di una decadenza che sembra inarrestabile di una scuola tennistica (la USA, per chi non avesse inteso) che ha nel lungo tempo espresso giocatori straordinari a ripetizione in dura concorrenza tra loro per il numero uno e la vittoria nei massimi tornei, quelli del Grande Slam assolutamente e primariamente inclusi.
Senza andare troppo indietro, basti qui citare Jimmy Connors, John McEnroe, Pete Sampras, Andre Agassi.
Una scuola territoriale (una forzatura il concetto, quanto al tra poco contrapposto Vecchio Continente) che da due decenni – l’ultimo Americano a battersi successivamente, comunque fino a nove anni orsono, e vincere degnamente è stato Andy Roddick – è succube di quella Europea (il tasto anche inizialmente indicato) capace di proporre i tre (non soltanto, invero) supercampioni che, da lontano come si dice, dominano il lotto: lo Svizzero Roger Federer, lo Spagnolo Rafael Nadal, il Serbo Novak Djokovic, ovviamente.
È altresì questa – guardando poi personalmente ai due ‘fuori stazza’, alla loro struttura fisica, così come dovuto considerandoli – una contingenza che deve far riflettere.
Opelka è alto due metri e undici centimetri.
Isner due metri e otto.
Due vere ‘torri’, in uno sport nel quale essere alti decisamente aiuta, è vero, ma non essendolo al punto di denunciare un conseguente, forte impaccio negli spostamenti, laterali in specie.
Entrambi bianchi, volendo, anche se questo non ha molto significato perché tra i tennisti yankee maschi uno soltanto è stato, negli oramai lontani anni Sessanta Settanta, un ‘grande’, Arthur Ashe.
Entrambi Occidentali, provenendo dal Michigan Reilly e dalla Carolina del Nord John.
Quanto alla crisi USA generale nel campo, si assegnano responsabilità alle Università che da tempo sarebbero meno portate a supportare lo sport assegnando borse di studio.
Argomento incidente ma non decisivo stando ai trascorsi.
Quanto alle citate caratteristiche dei due – ammesso che sia consentito nel clima corrente indagare in questa direzione fisica – finora un bel “chissà?”