‘La legge della soffitta’ di Sherlock Holmes e ‘la necessità di dimenticare’ che m’appartiene

‘La legge della soffitta’ di Sherlock Holmes e ‘la necessità di dimenticare’ che m’appartiene

Vi ho già detto che ‘Elementary’ è di gran lunga (e con pochissimi precedenti all’altezza) la serie televisiva in programmazione più interessante e intelligente.
Il protagonista è uno straordinario consulente della Polizia di New York che si chiama – guarda un po’? – Sherlock Holmes, che ha trascorsi di droga ed è assistito da una esperta del ramo – ovviamente di cognome Watson – che deve fare in modo che resti clinicamente pulito e che in relativamente poche battute diventa una eccezionale collaboratrice, altresì nel campo delle indagini.
È in uno dei primi episodi che Sherlock – dotato di una memoria che pare assoluta – spiega a Joan (Watson, femmina, si chiama così) che in molte circostanze non sta praticamente a sentire quanto gli viene detto, o potrebbe comunque apprendere, di poco o punto interesse per rispettare quella che definisce ‘la legge della soffitta’.
Ritiene comunque limitata quanto appunto lo spazio di una pur vastissima soffitta la propria capacità mnemonica e agisce di conseguenza lasciandosi ampi margini.
Orbene, l’immediata mia reazione ascoltando tali argomenti e argomentazioni è stata di totale rifiuto.
“Io non ho limiti”, mi sono istintivamente detto.
L’esergo dei miei siti, come anche adesso ripeto, è “Ho letto, visto e ricordo tutto” e qualcuno che ben mi conosce ha aggiunto “perfino le cose che devono ancora accadere”.
Ma così volutamente non è.
In verità, oltre alle materie scientifiche che poco mi intrigano e rifiuto, da sempre applico mie ‘tecniche per dimenticare’.
Lo faccio per esempio nel seguire la Messa.
Cattolico praticante, data l’età, ho partecipato ai nostri riti religiosi molte migliaia di volte, ma – Padre Nostro escluso (me lo ha insegnato mia Madre quando ero piccolo) – non ricordo se non per una lontana eco alcuno dei Passi biblici o evangelici non pochi dei quali costantemente, infinitamente, citati.
È questa per me una (probabilmente perfino l’unica) dimostrazione di rispetto assoluto in quanto solo così facendo non replico, infine stancamente e senza partecipazione, frasi a quel tratto insignificanti che ogni volta di contro leggo sul Domenicale che le riporta.
Dimenticare per conferire rispetto alle dimenticanze (bensì in altri ambiti che però considero meno significativi) è il mio inderogabile compito!