La travolgente sequenza Vancouver, Denver, Buenos Ayres portata a compimento da Bobby Fischer cinquant’anni fa, annunciatrice della sensazionale Reykjavik 1972

La travolgente sequenza Vancouver, Denver, Buenos Ayres portata a compimento da Bobby Fischer cinquant’anni fa, annunciatrice della sensazionale Reykjavik 1972

Concluso il ‘Palma de Maiorca Interzonal’ (9 novembre/12 dicembre 1970) che lo aveva visto prevalere nettamente su ventitre selezionati rivali (diciotto punti e mezzo i suoi, così ripartiti: quindici vittorie, una sconfitta e sette patte), Bobby Fischer fu protagonista cinquant’anni orsono di una incredibile e geograficamente girovagante cavalcata che attraverso tre sfide individuali in sequenza – contendenti l’uno dopo l’altro, Mark Taimanov, Bent Larsen e Tigran Petrosian – gli aprirono la strada che lo avrebbe portato nel successivo 1972, dall’11 luglio al 31 agosto, con l’abbandono ufficiale il giorno seguente del disarcionato Boris Spasskij, all’agognato titolo di Campione Mondiale di Scacchi.
La meta alla quale mirava instancabilmente dalla fanciullezza.
La sequenza predetta è memorabile e va celebrata perché nessuno prima dell’Americano aveva vinto con punteggi tanto definitivi e disarmanti i vari match di avvicinamento alla finale sfida.
Match, va sottolineato mille volte, nei quali affrontava prima, nei quarti e nella semifinale, due grandi scacchisti e, nella finale a designare il contendente alla Cintura di Spasskij, un grandissimo giocatore, a sua volta e a suo tempo, dominante.
A Vancouver, Canada, dal 16 maggio all’1 giugno (ripeto, or è da poco trascorso mezzo secolo), rifila al Sovietico Mark Taimanov un rotondo sei a zero.
A Denver, Colorado, dal 16 luglio (precisamente, di questi giorni), un secondo sei a zero al Danese Bent Larsen.
A Buenos Ayres, dal 30 settembre al 26 ottobre, un sei e mezzo a due e mezzo al Sovietico Tigran Petrosian, il quale, vincendo la seconda partita, interrompe la serie di Fischer che, pertanto, guardando ai confronti di selezione per designare lo sfidante mondiale si ‘ferma’ (divertente dirlo) a tredici.
(Volendo tenere in considerazione il citato ‘Interzonal’ di Palma, visto che colaggiù aveva vinto le ultime otto partite, la serie arriva a ventuno!)
Ricordato che l’Orso Russo (si diceva così, ma in verità della Scuola in questo modo definita erano altresì Ucraini, Bielorussi, Baltici… tutti sotto l’ombrello sovietico) deteneva il titolo supremo da ventiquattro anni, occorre contestualizzare un attimo politicamente.
Erano quelli i tempi e i climi della Guerra Fredda e un Americano vittorioso sui CCCP era semplicemente Storia, con l’iniziale maiuscola.
L’avventura fischieriana aveva avuto in campo culturale, con echi politici altrettali, un precedente negli anni Cinquanta (nel 1958) quando, addirittura a Mosca, un allora giovane Van Cliburn aveva vinto la prima edizione del Concorso Internazionale per pianoforte Tchaikovskij.
Affermazioni, va sempre sottolineato, queste, individuali!