Le formidabili e uniche motivazioni di Novak Djokovic

Le formidabili e uniche motivazioni di Novak Djokovic

Straordinario Matteo Berrettini (a dire il vero, avendo appena vinto il Queen’s e dimostrato grande attitudine all’erba, andava necessariamente annoverato a Wimbledon tra i possibili – di più, probabili – protagonisti e sarà d’ora in poi ‘normale’ considerarlo tale ai massimi livelli).
Tutti speriamo che vinca.
Ma gli capita di dover incontrare il peggiore tra tutti i possibili rivali.
Non solo – ed è già questa una grossa montagna da scalare – perché Novak Djokovic è probabilmente il più forte tennista di sempre.
Soprattutto, in quanto il Serbo ha a questo punto alla portata due/tre ‘operazioni’ uniche al mondo.
La prima: contando finora diciannove Slam, vincendo eguaglierebbe Roger Federer e Rafael Nadal che ne vantano venti a testa.
La seconda: se trionfatore nel Tempio londinese, si presenterebbe tra poco a Flushing Meadows con la incredibile possibilità (solo due giocatori maschi nella Storia l’hanno fatto – Don Budge e due volte Rod Laver – e nessuno ne è stato più in grado dal 1969) di mettere a segno il Grande Slam (prevalere cioè nell’ordine e nell’anno solare successivamente negli Australian Open, al Roland Garros, a Wimbledon appunto, e a New York).
La terza, infine, essendo in questo 2021 in programma le Olimpiadi a Tokyo (dove giocherà), di eguagliare il record assoluto stabilito nel 1988 da Steffi Graf – e definito Golden Grand Slam – aggiungendo l’Oro della medaglia colà in palio ai quattro Campionati.
Conoscendo la capacità di Nole di concentrarsi in vista di un risultato, può ben comprendersi come oggi Matteo Berrettini si trovi a combattere contro il peggiore avversario possibile.
Mai, possibile!