Cavalli e Ippica (Equitazione a parte) ‘Americani’. Un Pellirossa?  Un West?  Un Western, senza? Tre premesse – una specifica e due no – prima del testo e della ‘Triple Crown’

Cavalli e Ippica (Equitazione a parte) ‘Americani’. Un Pellirossa? Un West? Un Western, senza? Tre premesse – una specifica e due no – prima del testo e della ‘Triple Crown’

Per cominciare, il Cavallo è stato importato in America dai Conquistadores Spagnoli e per quanto si sia abituati a vedere (assolutamente, ‘a pensare’) i Pellirossa naturalmente in sella, così non è stato prima che questo nobilissimo quadrupede arrivasse colaggiù, appunto dall’Europa, acclimatandosi magnificamente (gli ‘Appaloosa’, per cominciare, in verità antichi e francesi).
Poi – questa è una considerazione del tutto generale che potrebbe tranquillamente essere collocata altrove e qui mi piace invece introdurre – guardando alle ‘corse’ di cavalli (oggetto letterario e cinematografico fra i più frequentati negli States) tout court – mentre i ‘trottatori’ (altresì, i più rari e costretti ‘ambisti’) se e quando ‘spinti’ in corsa dal ‘driver’ oltre i loro limiti, ‘sbottano’ in ‘rottura prolungata’ (‘r. p.’) e si fanno squalificare, occorre che i ‘galoppatori’ – ‘purosangue inglesi’ per definizione – che vengono in ragione di tale contrario comportamento definiti ‘generosi’), meno intelligentemente, ‘forzano’, adeguandosi alla frusta fino ad arrivare al sacrificio morendo in pista (la quale cosa, ai fini del risultato tecnico, comporta comunque l’annullamento – anche avessero già tagliato il traguardo – essendo a tutti i fini necessario che dopo il successo il destriero sia pesato per verificare se ad opera di qualcuno non siano state modificate le modalità in merito in partenza assegnate… ed essendo morto, non si fa).

Orbene, arrivando al dunque, per ogni dove, negli Stati Uniti si gioca ‘a rotta’ e dovunque – viene da dire ‘a differenti livelli’, si corre in pista, negli Ippodromi.
Le puntate (“La differenza di opinioni giustifica le corse ippiche”) trovano poi ovvia felicissima accoglienza (e interessatissimo sprone) nelle Agenzie al gioco d’azzardo organizzate e negli ambienti della malavita i quali ultimi (Mafia a quei tempi – soprattutto un lungo Dopoguerra vissuto sul pezzo in spolvero), in molte circostanze storiche, hanno in tema di risultati dei match imposto il proprio volere ai fini riguardanti le scommesse in tal modo ‘sicure’.

Quarta premessa – a sorpresa e come sopra accennato tra le righe – le corse ‘non’ sono dello stesso livello essendo i cavalli ammessi a questo o quel confronto (su erba ma anche su sabbia, al galoppo) selezionati ‘per categorie’.
Dettate in larga misura dai ‘tempi’ impiegati a compiere la distanza (mille seicento metri, duemila duecento cinquanta o trecento, in generale, duemila quattrocento per il super classico ‘Prix de l’Arc de Triomphe’ parigino ed anche per la maggior parte delle ‘alte’ competizioni altrove programmate) nel trotto.

Nel campo del galoppo, il top è rappresentato dalle ‘Corse di Gruppo’, a salire quanto alla ‘qualità’ dei purosangue ammessi, ‘di Gruppo Tre’, ‘Due’, ‘Uno’.
Non uniformi le distanze, differenziano gli ammessi quanto al ‘peso’ da sopportare in gara: i quattro anni saranno gravati più dei tre anni, i maschi più delle femmine.
Sono comunque – esclusi teoricamente gli altri – i vincitori e i piazzati in questo ambito i riproduttori della razza ammessi in seguito all’allevamento.

Orbene ulteriore e riferito ai qui non dimenticati United States of America, numerosissimi i cosiddetti ‘Gran Premi’ (attenzione, si spacciano per ‘Gruppi’ così definendosi anche corse minori).
Tra i quali ‘Gruppi’ (deve entrare in zucca), fondamentali, super qualificanti, le prove, riservate ai ‘Tre anni’, della ‘Triple Crown’ (‘Triplice corona’).
Hanno così luogo successivamente
il
– ‘Kentucky Derby’, circa due chilometri e cento metri, a Churchill Downs, Louisville
le
– ‘Preakness Stakes’, oltre un chilometro e novecento metri, al Pimlico Rice Course di Baltimora, Maryland
e
– ‘Belmont Stakes’, due chilometri e quattrocento dieci metri, al Belmont Park di Elmont, New York.
Distanze diverse e prove disputate vicine nel tempo l’una all’altra, che, quindi, comportano grandi difficoltà ai purosangue che dal 1919 – quando le vinse a seguire Sir Barton –
hanno visto ‘solo’ tredici tra loro affermarsi in Toto.
Ecco, per gli Americani nel campo e nella consuetudine si considerano ‘I più grandi’, per dire ed elencando i miti celebrati al Cinema e in Televisione (e certamente in forma letteraria), Citation, Secretariat (discendente diretto del nostro Nearco, qualunque cosa si dica, nessuno mai più forte), e, più recenti, Affirmed e American Pharoah.

Insomma, tanto dobbiamo in tema alla leggenda yankee e tanto qui – nelle righe terminali – concediamo.

Nota bene.
Molto bella la scena iniziale di ‘Hombre’, 1967, di Martin Ritt, con un ottimo Paul Newman, nella quale viene catturato dagli ‘Indiani’ un buon numero di Mustangs selvaggi partendo dal magnifico capo branco.